|
|
|
| Interviews@3LC - Design | ||||
| Sunday, 25 June 2006 | ||||
Page 2 of 2
L’Architetto rinascimentale
Licia è nata a Londra ma è cresciuta in Italia. Ha studiato architettura, specializzandosi in architettura dei paesaggi, ma per pura curiosità personale ha iniziato a lavorare la creta e creare oggetti. La sua padronanza della tecnica si è tradotta in una linea di ceramiche dalle forme libere e giocose, studiate per portare un po’ di divertimento sulle tavole e nei giardini. Le sue collezioni spaziano tra pezzi unici fatti a mano e studi per trasformare il ‘fatto a mano’ in piccole produzioni di serie. La sua prima collezione, Lilli Primavera, comprende una teiera che è entrata a far parte della collezione di teiere del Museo di Arti Decorative di Norfolk. Il successo della teiera ha stimolato Licia a sviluppare in Italia un ‘concetto viaggiante’, per cui le teiere vengono prodotte in edizione limitata con una decorazione tipica di ciascuna regione italiana. Per ogni decorazione vengono prodotti soltanto 20 esemplari.
Avendo raggiunto un buon livello con il suo marchio nella ceramica, Licia vorrebbe ora lavorare la plastica. Sarebbe bello vedere il suo lavoro trasformato in questo nuovo materiale!
Sicuramente un architetto. Ho una visione rinascimentale dell’architetto. Leonardo Da Vinci, quando riceveva commissioni dalle famiglie patrizie come la famiglia Sforza, progettava qualunque cosa, dal palazzo al più piccolo dettaglio. E’, in qualche modo, un’idea eclettica, ma credo che se guardiamo indietro nel tempo, tutti i grandi architetti abbiano messo in qualche modo alla prova la loro abilità, applicandola anche aldilà del mero ‘strutturale’. Alla fin fine, il concetto di progettazione è lo stesso: uso dei solidi, spazi, volumi, e così via. Ovviamente non si può essere esperti in tutto; a quel punto si mette insieme una piccola squadra che possa gestire i vari aspetti. Ma fondamentalmente, sì, mi considero un architetto. La sua filosofia di design: Che cosa desidera che la persona che vede uno dei suoi progetti o acquista una delle sue creazioni sappia di lei? Non so cosa potrebbe piacermi che la gente sapesse di me in realtà Forse che ho uno spiccato senso ambientalista. Un rapporto con la natura che è fondamentale come approccio, soprattutto per quanto riguarda i miei progetti di architettura. Accade spesso che mi venga chiesto di progettare restauri di case, e questo tipo di progetti è sempre un modo diverso di affrontare la mia sensibilità verso la natura. Uso molto i giardini pensili o una parte della casa su cui costruire. E questo accade ovviamente anche nelle mie ceramiche, perché credo che siano oggetti molto ironici, ‘fantastici’. Credo che quando si vive in una città come Milano, la vista di un giardino sia un dono speciale. Le mie ceramiche sono pensate per questi giardini, questi giardini di città. Offrono un modo speciale di bere una coca-cola o un succo di frutta o un te. Sono stati paragonati alla tavola di compleanno di Alice nel Paese delle Meraviglie. Quale ostacolo professionale è stato il più duro da superare? Quello più grosso è avere contatti con le ditte produttrici, perché in Italia è ancora difficile entrare in contatto con le ditte che producono oggetti di design. Questo è il motivo per cui mi auto-produco. Com’è l’ambiente in Italia, per le donne nel suo settore? Non c’è molta differenza tra uomo e donna in architettura e design. Io, almeno, no ho mai avuto problemi. Forse all’inizio, quando ero più giovane, ma non ho mai notato nessuna discriminazione. Se uno sa quello che fa, le persone lo trattano in maniera molto professionale.
Mah! Faccio fatica a rispondere a questa domanda perché sono un po’ fuori dal giro ormai e perché quando cominci a lavorare da solo, non vedi più le cose. Vado alle mostre, certamente, ma non ai vernissage. I colleghi che incontro denunciano un po’ di stanchezza e fatica. E’ un mondo molto faticoso. Mettiamola così, ci sono un sacco di persone brave che fanno fatica ad affermare i loro progetti. E a proposito di stimoli creativi? Se si intende atmosfera creativa, direi che è abbastanza fiacca. Sono appena stata a Lisbona e sebbene sia una città piccola, è piena di mostre di ogni tipo, amatoriali o meno, molto belle. La città era viva. A Milano in questo periodo le persone producono idee o soldi, ma non molto di più. Io resisto a produrre (ride)… Non c’è a Milano, o in genere nelle città italiane una zona come la “East London”, dove si possa attingere ad energia creativa, come una volta nei quartieri artigiani. Stranamente aprirò un nuovo studio a settembre nella periferia storica di Milano. Per qualche strana ragione in questo quartiere ci sono ancora un sacco di botteghe. Cose che non vedi quasi più. Questo quartiere ha lo spirito di un piccolo borgo. Eppure è a ten minuti della fermata della metropolitana. Sono cose molto rare. Tutti gli artigiani hanno lasciato Milano perché costa troppo. Ha mandato via tutti.
Sia schizzo, sia modello. Le idee vengono dalle mani. Sono lì che lavoro con le mani e comincio a creare delle cose. Una cosa tira l’altra. In altri casi, quando ad esempio lavoro su commissione, va un po’ diversamente. Sto lavorando ad una linea di vasellame per Cyrus Company. In questo caso l’approccio è diverso. E’ più matematico. Analizzo il committente, la produzione passata, il marchio. E produco qualcosa che sia riconoscibile come Cyrus Company. Quando creo le mie cose sono ovviamente più libera. E comunque ho iniziato con le ceramiche perché erano parte della tradizioni italiana, una tradizione che non è cambiata con il cambiare della storia di questo paese. Le ceramiche vengono prodotte ovunque, allo stesso modo, con le stesse decorazioni. E sono state così da sempre. Una volta imparata la tecnica, ho capito che il materiale era pieno di potenziale. Sono quindi partita dal materiale di base, di per sé una materiale povero, e l’ho arricchito. Mi affascinava questo contrasto tra ricco e povero. In altre parole, mi affascinava fatto che si potesse partire da un materiale poco costoso e renderlo ricco. Il prodotto finale può andare non soltanto sulla tavola rustica ma sulle tavole più raffinate. A cosa sta lavorando ora? Cosa le piacerebbe fare? Cosa viene dopo? Adesso piscine. Sto progettando piscine per alcuni clienti per cui ho progettato un giardino l’anno scorso. Dopo, Il progetto per Cyrus Company. Il mio grande sogno è di trovare qualcuno che produca in plastica, altro materiale a basso costo che si possa arricchire, i miei oggetti in ceramica. Cosa la motiva? Lo spirito delle cose.
Le Torte di Nonna Papera (la nonna di Paperino). Così stravaganti e coperte di glassa colorata! Tra cinque anni vorrei ritirarmi e vivere di rendita. O essere un giardiniere, circondato dalle mie piante! Questo è quello che vorrei... La prima cosa che nota in un ristorante?
Dipende. Se è una
pizzeria non noto nulla, tranne forse il forno.
Com’è apparecchiata la tavola, guardo le posate. La polenta, forse. I ricordi dell’infanzia. Poi non so... Il cibo indonesiano mi ricorda Amsterdam, ad esempio! L’ultima opera d’arte di cui si è innamorata?
L’opera di Andy Goldsworthy, artista di paesaggio. L'acquisto preferito da un mercatino delle pulci. Oggi, dove si trova questo oggetto? Ultimamente sono un stufa dei mercatini delle pulci. Ma ho notato e comprato una ceramica bellissima di Capodimonte. Compro spesso le ceramiche di San Marino degli anni 50’ e 60’. Ne ho una piccola collezione. Questo tipo di ceramica si trova solo a San Marino, dove venivano prodotte delle ceramiche con smalti e una sabbiatura particolare. Le forme sono semplici e pulite. Oppure trovo delle cose dalle forme strane. Nessuna casa è completa senza... Libri, direi! Comprerà sempre una rivista che ha in copertina...? Giardinaggio o architettura. E anche cucina direi. Amo molto cucinare. Rivista della quale non può fare a meno? Nessuna in assoluto in realtà…Ma se devo sceglierne una, direi una rivista di cucina, la Cucina Italiana.
E’ molto orgogliosa della sua collezione di...? Ceramiche e piante. Quando viaggio non dimentico mai di mettere in valigia... Libri e spazzolino. Il resto si può comprare sul posto. |
||||
| < Prev | Next > |
|---|
Interviews
La prima presenza in fiera come espositore di
Sebbene si senta in qualche modo limitata, esternamente,
dalla difficoltà di penetrare la rete dei produttori italiani del design,
questo non ha impedito la sua produzione personale. Ha portato Licia a creare
il suo laboratorio e il suo studio così da poter produrre le proprie ceramiche
e, ovviamente, seguire i propri clienti come architetto. Allo stesso tempo, Licia
ha disegnato per altri: ad esempio, in autunno creerà una nuova collezione per
la tavola per conto della Cyrus Company.
Si considera un designer o un architetto?
Com’è l’atmosfera creativa in Italia?
Come lavora sulle sue idee, dall’inizio alla fine?
Quale cibo/dessert meglio descrive il suo stile di design?